CHIUSURA SPORTELLI BANCARI POPOLARE DI BARI NEI PICCOLI COMUNI E NEL CRATERE SISMA 2016. ANCI ABRUZZO IN CAMPO PER DIFENDERE IL TERRITORIO ,I CITTADINI E L’ECONOMIA

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Il Presidente di Anci Abruzzo D’Alberto sul Il Centro: «Sportelli da salvare:un passo indietro sulla chiusura»
Appello dopo il piano di razionalizzazione della Popolare di Bari con il 50% di tagli nel Teramano
D’Alberto: «Molte filiali sono nell’area del cratere dove servono interlocutori finanziari sul territorio»
il sistema creditizio » strategie e progetti
di Alessia Marconi
Un passo indietro sulla chiusura delle filiali abruzzesi, dove oltre il 50% è rappresentato da quelle del Teramano. È quanto torna a chiedere il presidente Anci Abruzzo e sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto a fronte dell’avvio, da parte della Popolari di Bari, della nuova tranche del piano di razionalizzazione degli sportelli (in provincia sono interessate le filiali di Ancarano, Tossicia, Aprati di Crognaleto, Canzano, Castelli e Castilenti). Questo dopo che già a fine agosto aveva inviato un’apposita lettera al presidente e all’amministratore delegato dell’istituto di credito, a cui i vertici della Popolare di Bari avevano risposto ribadendo di non poter rinunciare alla programmata chiusura delle filiali, peraltro ridotta rispetto al numero inizialmente previsto, confermando in ogni caso il proprio impegno per la ripresa e lo sviluppo del tessuto economico abruzzese. Una risposta che non sembra aver rassicurato i sindaci. «In questi mesi, nell’interlocuzione avviata con l’amministrazione delegato e il presidente della Popolare di Bari», commenta D’Alberto, «avevamo rappresentato come, superata la prima fase gestita dai commissari, era assolutamente necessario invertire la rotta e dare una prospettiva alla nuova banca. Banca pubblica, vogliamo ricordarlo, le cui scelte non possono essere dettate solo da logiche puramente contabili e finanziarie». Sul tavolo, per il presidente Anci, la necessità di rivalutare il peso del territorio abruzzese, sia in termini di numero di filiali sul totale sia in termini di fidelizzazione della clientela. «La logica d’intervento sull’Abruzzo non può essere dettata solo ed esclusivamente dalle distanze chilometriche e dai bacini», aggiunge, «e questo ancor di più perché stiamo parlando di una banca che nonostante tutto quello che ha passato mantiene, anche grazie al peso della quota ex Tercas e Caripe, la quota di mercato più ampia e significativa sul territorio. Lasciare oggi questa realtà, dopo tutto quello che ha dato, è una scelta profondamente ingiusta. È vero che c’è stata una riduzione del numero di chiusure ma ci sono situazioni che non sono tollerabili». La chiusura delle filiali, per D’Alberto, sarebbe inoltre una scelta sbagliata anche alla luce delle ingenti risorse che arriveranno nell’area del cratere, e per le quali diventa fondamentale per privati e imprese avere interlocutori finanziari e creditizi sul territorio. «Auspichiamo un ripensamento dell’ultima ora», conclude D’Alberto, «se la banca ha rappresentato la volontà di proseguire nel dialogo istituzionale, registriamo al contrario la totale assenza degli altri livelli istituzionali. Non possiamo che rilanciare un appello forte e chiedere alla banca, se proprio ha deciso di uscire da questi territori, di facilitare il passaggio dei presidi ad altri istituti».
Il Presidente D’Alberto sul Sole 24 ore
«2021, Fuga dall’Abruzzo». L’adattamento del titolo di un vecchio film di fantascienza degli anni Ottanta sintetizza bene quello che sta succedendo nella regione: una “ritirata” quasi contemporanea delle maggiori banche presenti sul territorio che sta mettendo in allarme le istituzioni locali espresse dai vari schieramenti politici.
Il tema di principale attualità riguarda Popolare di Bari, gruppo con la maggiore quota di mercato grazie all’eredità di Tercas e Caripe, che nei primi giorni di ottobre perfezionerà la terza tranche di chiusure (14 sportelli solo in Abruzzo) del suo piano di ristrutturazione messo a punto a metà 2020, sotto il commissariamento e poi confermato, sebbene ammorbidito, dalla nuova gestione in bonis della banca controllata dal Mediocredito Centrale e guidata del direttore generale Giampiero Bergami. La chiusura di filiali, tuttavia, è stata decisa anche da altre (dati di Abi Abruzzo): Intesa Sanpaolo, Bper e in precedenza UniCredit. L’Abruzzo negli ultimi dodici anni ha registrato la scomparsa di quasi il 30% della rete bancaria (200 sportelli in meno). Solo otto banche, peraltro tutte piccole Bcc, hanno ancora sede legale in regione. La riduzione delle filiali, legata da un lato allo sviluppo del digitale e dall’altro all’impellenza del taglio dei costi, causa scarsa redditività, è una tendenza che si registra in tutta Italia. In Abruzzo, tuttavia, c’è la percezione netta di un forte disagio delle comunità locali, sia per le caratteristiche demografiche della regione, evidenziate da una desertificazione dei servizi nei piccoli centri dell’entroterra, sia per il grado di sviluppo digitale, significativamente inferiore alla media italiana secondo stime recenti della Banca d’Italia. Nel caso della Popolare di Bari ad accendere la miccia è stato il presidente di Anci Abruzzo e sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, con una lettera di rimostranze per le chiusure della ex Tercas, missiva inviata anche al presidente del Consiglio Draghi e al ministro dello Sviluppo Giorgetti oltre che ai vertici della banca.
D’Alberto contesta la scelta che definisce «miope» in vista di una stagione di copiosi finanziamenti, legati anche alla ricostruzione del cratere del terremoto dell’Italia centrale del 2016-2017. «Trovo inconcepibile che una banca di territorio nel suo primo piano industriale dopo il risanamento non abbia una prospettiva di sviluppo, ma solo una logica di tagli» dichiara al Sole 24 Ore D’Alberto. Una banca a controllo pubblico – argomenta – dovrebbe avere una maggiore sensibilità per le esigenze di un territorio che esce da una crisi economica e sociale. Il presidente di Anci Abruzzo teme, in particolare, servizi carenti e mancanza di assistenza alle imprese «che stanno tornando a lavorare» dopo la crisi, grazie a strumenti come il superbonus 110%, i fondi per la ricostruzione privata del cratere del terremoto e, in prospettiva, le altre risorse del Pnrr. «Le risorse per la ricostruzione sono ingenti» conferma il Commissario straordinario Giovanni Legnini che calcola in un 15-20% la quota complessiva che spetterà all’Abruzzo. Dalla Popolare di Bari la replica al presidente di Anci Abruzzo arriva dal Direttore generale Bergami. Il banchiere osserva che le chiusure, rispetto al piano originario dei commissari, siano state contenute: «Lasceremo aperte nove filiali in più» rispetto al numero inizialmente preventivato. Bergami aggiunge che i flussi di crediti alle imprese non sono legati alla presenza sul territorio di filiali da chiudere perché improduttive e che certamente non verranno ridotti per questo motivo. Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale dell’Abruzzo, su posizioni politiche distanti da quelle di D’Alberto, ha però la stessa preoccupazione: la tendenza a chiudere colpisce indiscriminatamente, sostiene, anche «sportelli produttivi» che, nota, sono in centri abitati di media grandezza.
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