La Cassazione esclude le associazioni sportive dalle agevolazioni previste per le concessioni di beni demaniali marittimi: la norma va interpretata in modo restrittivo
La riduzione dei canoni per la concessione di beni demaniali marittimi spetta esclusivamente alle società sportive dilettantistiche e non può essere estesa alle associazioni sportive dilettantistiche. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 19769 del 17 luglio 2025, rigettando il ricorso proposto contro una decisione della Corte d’appello di Salerno.
Secondo i giudici di legittimità, l’agevolazione prevista dall’articolo 3, comma 1, lettera l), del decreto legge n. 400 del 1993, convertito dalla legge n. 494 dello stesso anno, ha natura eccezionale e, come tale, deve essere interpretata in senso restrittivo. Per questo motivo non è consentita un’applicazione analogica a soggetti diversi da quelli espressamente indicati dal legislatore.
La Corte ha chiarito che le associazioni sportive dilettantistiche presentano caratteristiche differenti rispetto alle società sportive dilettantistiche, sia sotto il profilo organizzativo sia sotto quello economico. In particolare, le associazioni si distinguono per una struttura di tipo democratico, per l’assenza di un rischio di impresa e per una diversa configurazione dell’autonomia patrimoniale, elementi che impediscono di equipararle alle società ai fini dell’accesso al beneficio.
L’ordinanza si inserisce nel solco di un orientamento già espresso dalla Cassazione, confermando che gli sconti sui canoni demaniali marittimi restano limitati ai casi espressamente previsti dalla legge.
Fonte: Rassegna massimario della Corte di Cassazione



