Confermata la necessità di una specifica e chiara determinazione amministrativa: non bastano elementi indiretti, planimetrie o utilizzi di fatto per estendere una concessione demaniale.
Con la sentenza n. 02751/2026, pubblicata il 7 aprile 2026, il Consiglio di Stato ribadisce un principio centrale in materia di concessioni demaniali: l’estensione dell’oggetto concessorio non può essere desunta in via implicita, ma richiede una chiara e inequivoca manifestazione di volontà da parte dell’amministrazione.
In particolare, il Collegio afferma che la delimitazione dei beni compresi in una concessione deve risultare dagli atti formali adottati dall’amministrazione. Non è sufficiente, ai fini dell’inclusione, fare riferimento a elementi indiretti, come elaborati grafici, comportamenti delle parti o situazioni di fatto, se questi non sono stati espressamente recepiti nel provvedimento concessorio.
La decisione chiarisce inoltre che un bene demaniale non può ritenersi automaticamente incluso nella concessione per il solo fatto di essere funzionalmente collegato all’area assentita o utilizzato nel tempo dal concessionario: è sempre necessaria una specifica determinazione amministrativa che ne disponga l’inclusione.
Un ulteriore principio riguarda il legittimo affidamento: secondo il Consiglio di Stato, esso è tutelabile solo quando derivi da comportamenti chiari, univoci e imputabili alla pubblica amministrazione. Non può invece fondarsi su interpretazioni soggettive o su elementi non formalizzati nei provvedimenti.
La sentenza n. 02751/2026 conferma quindi la centralità del principio di legalità e la necessità che i titoli concessori demaniali siano chiari, completi e formalmente definiti, senza possibilità di integrazioni implicite o presunte.



