La Cassazione chiarisce che il canone è dovuto solo in caso di uso effettivo dell’area concessa: il semplice rilascio della concessione non basta a far scattare l’obbligo di pagamento
Con l’ordinanza n. 22664 del 5 agosto 2025, la Corte di Cassazione, Prima Sezione civile, ha ribadito un principio rilevante in materia di canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (COSAP). Secondo i giudici di legittimità, il canone non è dovuto quando, pur in presenza di una concessione amministrativa, il bene pubblico non venga concretamente e materialmente utilizzato dal concessionario.
La Corte ha chiarito che il presupposto del COSAP non risiede nella mera limitazione o sottrazione del suolo pubblico all’uso collettivo, ma nell’effettiva utilizzazione del bene da parte del singolo. Ne consegue che il mancato uso dello spazio, anche successivo al rilascio della concessione, esclude l’obbligo di pagamento del canone.
Il principio si inserisce nel solco di un orientamento già espresso dalla giurisprudenza di legittimità e trova fondamento nell’articolo 63 del decreto legislativo n. 446 del 1997, nonché nella disciplina civilistica dei beni demaniali. La decisione conferma, dunque, che l’imposizione del COSAP richiede una verifica concreta dell’occupazione e dell’utilità effettivamente tratta dal concessionario, non potendo il canone essere preteso in assenza di un reale utilizzo del suolo pubblico.
Fonte: Rassegna massimario della Corte di Cassazione



