La Corte di Cassazione ribadisce che i beni del demanio marittimo non possono essere “liberati” per usucapione o per il semplice non uso, ma solo tramite atti ufficiali dell’autorità competente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19755 del 17 luglio 2025, ha chiarito definitivamente le modalità di cessazione della demanialità dei beni marittimi. Secondo la Sezione II, la sdemanializzazione non può avvenire tacitamente o per comportamenti impliciti, ma solo attraverso una legge o un provvedimento formale dell’autorità competente, che valuti la natura dell’area e le esigenze locali.
In pratica, il possesso prolungato da parte di un privato o il mancato utilizzo da parte dell’ente pubblico non producono alcun effetto legale: non è possibile acquisire la proprietà del bene per usucapione, e un eventuale accertamento giudiziale della mancata appartenenza al demanio risulta inutile.
La decisione conferma precedenti orientamenti della Corte e sottolinea l’importanza della formalità e della valutazione tecnica nella gestione dei beni del demanio marittimo, a tutela dell’interesse pubblico e della disciplina normativa.
Fonte: Rassegna Massimario della Corte di Cassazione



