Con il monitoraggio costante e la piattaforma IdroGEO, l’Istituto raccoglie dati su frane e alluvioni, offrendo strumenti per prevenzione e consapevolezza dei cittadini.
La frana che ha colpito Niscemi il 25 gennaio si estende per 4 chilometri e ha provocato un abbassamento del terreno di decine di metri lungo la corona, interessando il quartiere Sante Croci e la strada provinciale SP10. L’area, già colpita da un episodio simile nel 1997, sorge su un pianoro con terreni sabbiosi e livelli di arenaria su argille, tipici dei dissesti franosi del territorio siciliano.
I geologi della Regione Siciliana e dell’Autorità di Bacino stanno mappando la frana per aggiornare l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) e il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI). L’ISPRA, in collaborazione con Regioni e Province autonome, censisce quotidianamente eventi franosi, danni a edifici, infrastrutture e beni culturali, rendendo disponibili i dati sulla piattaforma IdroGEO, accessibile anche da smartphone. Gli utenti possono verificare la pericolosità di un’area entro 500 metri, per abitazioni o attività economiche.
Il Rapporto triennale sul dissesto idrogeologico in Italia evidenzia che il 94,5% dei comuni è a rischio frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Il 19,2% del territorio nazionale è a maggiore pericolosità idrogeologica: oltre 1,2 milioni di abitanti vivono in aree a rischio elevato per frane, e 6,8 milioni sono esposti ad alluvioni con tempi di ritorno tra 100 e 200 anni.
Tra le innovazioni tecnologiche promosse dall’Istituto ci sono il fotomonitoraggio con sensori fotografici e l’uso dell’intelligenza artificiale per raccogliere e analizzare dati sulle frane, migliorando l’accessibilità delle informazioni ai cittadini tramite un assistente virtuale integrato in IdroGEO.
Rapporto ISPRA sul “Dissesto idrogeologico in Italia” – Edizione 2024



