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Le foreste europee crescono più di quanto si preleva: un patrimonio da governare con saggezza

segreteria di segreteria
Marzo 25, 2026
in Ambiente - Mobilità - Rifiuti
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Le foreste europee crescono più di quanto si preleva: un patrimonio da governare con saggezza

I dati Eurostat diffusi in occasione della Giornata Internazionale delle Foreste (21 marzo) fotografano un quadro complessivamente positivo per il patrimonio boschivo dell’Unione Europea: nel 2023, in 23 dei Paesi UE con dati disponibili, la crescita annua netta delle foreste ha superato il volume del legname prelevato. Un risultato che conferma la sostenibilità della filiera forestale europea, ma che cela dinamiche molto diverse tra i singoli Paesi — e apre opportunità concrete per i Comuni italiani custodi di risorse boschive.

 

23/27 nel 2023 Paesi UE con crescita > prelievo +39,9 mln m³ Surplus Romania (più alto in UE) Estonia -2,5 mln m³ Unico Paese in deficit

Come si misura la sostenibilità forestale

La metodologia adottata da Eurostat per valutare la gestione forestale si basa sul confronto tra due variabili fondamentali: l’incremento annuo netto (net annual increment) — ossia la crescita biologica della foresta in un dato anno — e il volume di legname effettivamente rimosso (wood removals). Quando il primo supera il secondo, la foresta è in grado di rigenerarsi e aumentare la propria biomassa, garantendo disponibilità futura di risorse.

Questa metrica si concentra intenzionalmente sui prelievi pianificati, escludendo le perdite catastrofiche non programmate (incendi, tempeste, attacchi parassitari): ciò consente di valutare con maggiore precisione l’impronta ecologica dell’industria del legno, senza confondere la gestione deliberata con eventi straordinari.

«Quando la crescita supera il prelievo, la foresta non viene consumata: viene coltivata. Questa differenza è il cuore della selvicoltura sostenibile.»

 

I dati UE nel 2023: chi cresce, chi consuma

Tra i Paesi con il maggiore surplus di crescita rispetto al prelievo spiccano Romania (39,9 milioni di m³), Svezia (26,4 milioni) e Polonia (26,3 milioni). Si tratta di economie con vaste superfici boschive e industrie forestali sviluppate, capaci di mantenere prelievi inferiori alla crescita biologica.

L’unica eccezione negativa registrata è quella dell’Estonia, dove nel 2023 i prelievi (11,6 milioni di m³) hanno superato l’incremento annuo (9,1 milioni), generando un deficit di 2,5 milioni di m³. Un segnale che richiede attenzione nella pianificazione a lungo termine di quel Paese.

Paese Incremento annuo (mln m³) Prelievo (mln m³) Saldo (mln m³)
Romania ~55,0 ~15,1 +39,9
Svezia ~97,0 ~70,6 +26,4
Polonia ~73,0 ~46,7 +26,3
Germania n.d. n.d. positivo
Italia n.d. ~15,4 positivo
Estonia 9,1 11,6 −2,5

Fonte: Eurostat, dataset for_vol_efa, 2023. I valori di incremento annuo per alcuni Paesi sono stime indicative.

 

L’Italia nel contesto europeo: patrimonio vasto, gestione insufficiente

Le foreste italiane coprono oltre 10 milioni di ettari — circa il 38% del territorio nazionale, rendendola uno dei Paesi europei con la maggiore copertura boschiva. Eppure questo patrimonio è in larga misura sottoutilizzato: solo il 15% dei boschi italiani è attualmente interessato da piani di gestione forestale attivi, con un prelievo medio annuo di circa 15,4 milioni di m³, di cui il 70% destinato a uso energetico (legna da ardere).

Segnali incoraggianti arrivano dalla certificazione. Nel 2024, le foreste certificate per la gestione sostenibile secondo lo standard PEFC hanno raggiunto oltre 1 milione di ettari (+8,2% rispetto al 2023), con 410 Comuni e pubbliche amministrazioni tra i soggetti certificati. Nel 2025, gli ettari certificati secondo lo standard FSC hanno registrato un incremento del 35%, con nuovi Comuni e Unioni Montane tra i certificati più recenti.

38% > 10 mln ettari Foreste italiane (% territorio) 15% del totale Foreste con piani di gestione +8,2% 1,06 mln ettari Foreste certificate PEFC 2024

 

Minacce e criticità: incendi, parassiti, cambiamento climatico

Il quadro positivo non deve oscurare le fragilità strutturali. Nel 2025, gli incendi hanno distrutto circa 94.000 ettari di foreste italiane, con il Mezzogiorno come area più colpita. La crisi climatica aggrava la vulnerabilità dei boschi: l’estate 2025 è stata la quinta più calda dal 1950, con un’anomalia termica di +1,62°C.

A queste emergenze si aggiunge la proliferazione del bostrico tipografo, un coleottero che negli ultimi anni ha devastato migliaia di ettari di abeti rossi sulle Alpi, già indeboliti dalla tempesta Vaia. In Trentino, i danni attribuibili al bostrico nel periodo 2019-2024 hanno riguardato circa 2,7 milioni di m³ di legname.

Proprio per questo motivo, gli esperti sottolineano che la gestione attiva e pianificata delle foreste — lungi dall’essere un danno — è la principale difesa contro incendi e parassiti. Il bosco abbandonato è un bosco fragile.

«Un bosco gestito è un bosco vivo: la selvicoltura attiva è strumento di prevenzione degli incendi, tutela della biodiversità e presidio del territorio montano.»

 

Cosa significa questo per i Comuni italiani

I dati europei e nazionali delineano un quadro di opportunità straordinarie per i Comuni che dispongono di superfici boschive — dalle aree alpine agli Appennini, fino alle foreste mediterranee del Sud. La gestione forestale sostenibile non è solo un obbligo ambientale: è una leva di sviluppo locale.

Opportunità per i Comuni con patrimonio boschivo
▸  Certificazione forestale (PEFC/FSC): valorizza il patrimonio comunale e consente l’accesso a filiere sostenibili e mercati premium
▸  Crediti di carbonio: le foreste certificate possono generare crediti di CO₂ vendibili ad aziende private, creando entrate aggiuntive
▸  Prevenzione del rischio idrogeologico: la gestione attiva riduce il rischio di frane e alluvioni, tutelando il territorio
▸  Turismo verde e servizi ecosistemici: la valorizzazione del bosco alimenta l’economia locale con attività ricreative e naturalistiche
▸  Filiere corte legno-energia: il legname locale certificato alimenta impianti di teleriscaldamento a biomassa, riducendo la dipendenza energetica
▸  Green Communities e Unioni Montane: strumenti di governance associata per la gestione di patrimoni boschivi intercomunali

 

Il nuovo Standard FSC per l’Italia (FSC-STD-ITA-02-2024, in vigore dal dicembre 2024) offre una cornice aggiornata per la gestione delle foreste comunali, con indirizzi specifici per cedui, boschi di quercia da sughero, pioppicoltura e arboricoltura da legno. I Comuni possono aderire a gruppi di certificazione per ridurre i costi e accedere collettivamente ai benefici.

Il messaggio dei dati Eurostat è chiaro: dove la foresta è gestita con pianificazione e lungimiranza, cresce più di quanto si preleva. Spetta agli amministratori locali trasformare questo equilibrio naturale in politica territoriale concreta.

Fonti e riferimenti • Eurostat, dataset for_vol_efa — Forest volume and other variables by forest available for wood supply (2023) • PEFC Italia, Bilancio di Sostenibilità 2024 — foreste certificate, ettari, aziende • FSC Italia, Report sulla certificazione forestale 2025 — incremento del 35% degli ettari certificati • Legambiente, Report Foreste in Italia 2025 — incendi, crisi climatica, gestione forestale • FSC Italia, Standard FSC-STD-ITA-02-2024, in vigore dal 1° dicembre 2024
Tags: BoschiForeste
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