La misura dell’indennità di funzione spettante a sindaci e amministratori locali dipende dalla fascia demografica in cui ricade l’ente.
L’individuazione del dato di popolazione da assumere come parametro ha posto in concreto non pochi dubbi applicativi, soprattutto dopo il passaggio dal censimento decennale tradizionale al sistema del censimento permanente. La questione riguarda direttamente la corretta quantificazione dei compensi e, di riflesso, la legittimità degli atti di spesa dell’ente.
Il riferimento normativo: l’art. 1, comma 583, della legge n. 234/2021
Per la determinazione delle indennità, la disciplina richiama la popolazione risultante dall’ultimo censimento ufficiale, con rinvio all’art. 1, comma 583, della legge n. 234/2021.
Il tenore letterale della previsione, costruito sul modello del censimento generale cadenzato nel tempo, richiede di essere raccordato con l’attuale sistema di rilevazione statistica, che non prevede più una fotografia decennale unica ma un aggiornamento continuo.
Il censimento permanente come parametro di riferimento
L’interpretazione da accogliere è che il riferimento all’«ultimo censimento ufficiale» vada inteso come rinvio ai dati annuali del censimento permanente pubblicati dall’ISTAT ai sensi dell’art. 1, comma 236, della legge n. 205/2017. Si tratta di una lettura evolutiva e sistematica, che tiene conto del mutato assetto delle rilevazioni demografiche e assicura che il parametro utilizzato corrisponda al dato ufficiale più aggiornato.
Tali dati costituiscono il riferimento per l’applicazione di tutte le disposizioni di legge che rinviano all’ammontare della popolazione. Ne deriva un criterio uniforme, che evita la convivenza di parametri diversi a seconda della materia e riduce il rischio di incertezze applicative.
La rideterminazione in corso di mandato
Dalla soluzione interpretativa discende un’importante conseguenza operativa. Se, a seguito della pubblicazione dei nuovi dati ISTAT, l’ente cambia fascia demografica durante il mandato, l’indennità di funzione del sindaco e degli altri amministratori locali deve essere rideterminata immediatamente.
Non è dunque necessario attendere il rinnovo degli organi o la fine del mandato: l’adeguamento segue la variazione della fascia di appartenenza, nel senso:
- dell’aumento dell’indennità, quando l’ente passa a una fascia demografica superiore;
- della riduzione, quando l’ente scende a una fascia inferiore.
Profili applicativi per gli enti
Dal punto di vista pratico, gli enti locali sono chiamati a:
- monitorare la pubblicazione annuale dei dati del censimento permanente da parte dell’ISTAT;
- verificare se la variazione della popolazione comporti il passaggio a una diversa fascia demografica;
- adottare tempestivamente gli atti necessari alla rideterminazione delle indennità, nel rispetto delle norme sulla copertura finanziaria e sui limiti di spesa.
L’omessa o tardiva rideterminazione espone l’ente al rischio di erogazioni non conformi alla misura legale, con possibili rilievi in sede di controllo contabile e conseguenti profili di responsabilità.
Considerazioni conclusive
L’indirizzo descritto offre un criterio chiaro e coerente con l’evoluzione del sistema statistico nazionale: il parametro demografico è quello dei dati annuali del censimento permanente, e le variazioni di fascia producono effetti immediati sulle indennità, anche in corso di mandato.
Per le amministrazioni, ciò si traduce nella necessità di un presidio costante dei dati ISTAT e di una gestione attenta e tempestiva degli adeguamenti, a tutela della regolarità della spesa e della trasparenza dell’azione amministrativa.
La Sezione regionale di controllo della Corte dei conti della Liguria (deliberazione n. 75/2026/PAR)
Fonte: Logos P.A. Fondazione



